A tu per tu con Michele Sorice

Una chiacchierata con Michele Sorice, un commento su quanto sta succedendo in questi giorni in Italia e nel mondo, dalla crescita preoccupante dell’astensionismo, negli Stati Uniti come in Italia, ai corpi intermedi e le ragioni del crescente anti-europeismo europeo. Il professore risponde a tre domande:

 

A suo parere, quali sono le ragioni della crescita dell’astensionismo nelle elezioni mid-term statunitensi? Si può ancora parlare di “mobilitazione cognitiva” o vede altri fenomeni emergenti?

 

Il concetto di “mobilitazione cognitiva”, come espresso da Dalton, presenta in realtà diversi problemi concettuali ed è stato sottoposto a diverse revisioni e critiche nel corso degli ultimi anni. Tuttavia, è evidente che un fenomeno di “disallineamento” fra elettorato e partiti costituisce una realtà incontrovertibile. Alla sfiducia del corpo elettorale e alla perdita di legittimazione della democrazia rappresentativa concorrono diverse variabili ed è difficile individuare una causa unica. Negli USA la situazione è un po’ diversa dall’Italia; tradizionalmente la partecipazione politica non si esaurisce nel voto e nell’appartenenza ai partiti e, al tempo stesso, l’affluenza agli appuntamenti elettorali è strutturalmente bassa. Sicuramente negli USA la mobilitazione cognitiva o l’emergenza di quelli che Pippa Norris definisce “cittadini critici” rappresentano fenomeni molto presenti.
La situazione italiana presenta tratti di similarità ma anche differenze pronunciate; il voto emiliano-romagnolo, per esempio, per le proporzioni inedite e travolgenti dell’astensionismo, evidenzia un deficit di rappresentanza.

 

Quali sono le ragioni del crescente anti-europeismo degli europei?

 

Credo che le prime ragioni siano rintracciabili nelle promesse non mantenute del processo di integrazione nonché nella risposte burocratiche e sclerotizzate che le istituzioni europee hanno dato alla crisi economica. L’Unione, in altre parole, è stata percepita come una struttura formale, distante dai cittadini, funzionale solo agli interessi dei grandi players economici. Che questo sia vero (e in parte lo è) o falso poco importa; la percezione prevalente ha formato un’opinione pubblica molto critica e fortemente scettica. In questa situazione, le forze xenofobe e populiste hanno trovato terreno fertile, anche perché hanno individuato obiettivi facilmente “raccontabili”. Ma non dobbiamo dimenticare che spesso anche leader di governo hanno usato retoriche populiste anti-europee e questo, ovviamente, ha contribuito a legittimare le voci più critiche.
Credo, poi, che la crisi dell’Unione Europea vada rintracciata nell’adozione sostanzialmente acritica di una prospettiva neo-liberista, molto attenta ai “conti” e agli equilibri finanziari e di fatto poco interessata alle istanze e ai bisogni delle persone. L’Unione vive quella crisi che Colin Crouch aveva lucidamente notato diversi anni fa: il sistema finanziario sta uccidendo lo stesso capitalismo, creando una crisi strutturale da cui si potrebbe uscire solo cambiando modello di sviluppo economico. Mi sembra però che su questi aspetti, le istituzioni comunitarie siano ancora poco attente.

 

La delegittimazione sociale della politica produce fenomeni contrapposti: il ritorno alla piazza, sebbene in modo diverso dal passato, e il dibattito (ma spesso solo monologo interconnesso) del web. In questo scenario, c’è ancora spazio per “corpi intermedi”?

 

I corpi intermedi hanno le loro responsabilità; la spinta oligarchica che li ha animati è alla radice della loro delegittimazione sociale. Poi ci sono i processi di presidenzializzazione dei partiti, che hanno accelerato la dissoluzione dei corpi intermedi. C’è infine un limite strutturale della democrazia rappresentativa che da sola non riesce a rispondere ai bisogni di partecipazione e alla necessaria crescita della qualità della democrazia.
Bisognerebbe pensare all’integrazione di strumenti della democrazia deliberativa e partecipativa con le istituzioni della democrazia rappresentativa. Senza dimenticare il potenziale rappresentato dalla cittadinanza attiva. Insomma, credo bisogna avere il coraggio di muoversi verso una democrazia dialogica. In questa cornice, i corpi intermedi riacquistano senso, possono diventare spazi politici aperti capaci di attivare la nascita di tanti e diversi “soggetti politici”. Il problema che abbiamo oggi è che i partiti non sono più soggetti politici e non sono mai diventati spazi politici; tendono a diventare solo comitati elettorali del leader. E così diventano inutili.

Il movimento elettorale ha una funzione certamente rilevante, ma non è l’unico né il più importante momento di una democrazia che si pratica anche nelle strutture associative, connesse ma anche in parte autonome rispetto ai circuiti della rappresentanza.

Donatella della Porta

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