Contiene democrazia, maneggiare con cura

  • pubblicato in: News
  • 29 dicembre 2014

di Enrico Mannari

da Il Tirreno 19-12-2014

 

Non si deve nascondere la testa sotto la sabbia. I campanelli di allarme sono ormai molti: il crollo dei votanti alle elezioni regionali di una regione come l’Emilia-Romagna, l’insuccesso delle ultime primarie del Pd, l’emergere drammatico della corruzione nella capitale d’Italia, il perdurare della crisi economica, sono aspetti diversi ma che segnalano come la febbre per la democrazia in Italia stia diventando molto alta. Certo, lo sappiamo, l’insoddisfazione per la democrazia è comunque insita nella sua storia.

Come ha osservato Pierre Rosanvallon «la storia delle democrazie reali non può essere dissociata da una tensione e contestazione permanente». Per questo occorre alimentare diagnosi chiare da cui poter dedurre indicazioni , strumenti e metodi per operare le necessarie correzioni. Ma la premessa è che occorrano «cittadini educati» come li definiva Norberto Bobbio. Spinta da questa esigenza la Fondazione Memorie Cooperative ha promosso un ciclo di lezioni pubbliche che affrontino i diversi aspetti riguardanti la qualità e la metamorfosi della democrazia.

Le lezioni hanno come punti di riferimento testi recentemente pubblicati dai relatori. La prima lezione di Michele Sorice, docente di democrazia deliberativa e di comunicazione politica alla Luiss, si è soffermata sulle trasformazioni profonde del modello di democrazia rappresentativa. Nel suo libro “I media e la democrazia”, edito da Carocci, delinea il ruolo centrale che hanno assunto i media negli attuali processi democratici. Esaltati come strumenti di accesso alla partecipazione o temuti come armi di manipolazione di massa, se da un lato possono contribuire al miglioramento della qualità della democrazia, spiega l’autore, dall’altro non sono immuni dal pericolo di cadere in forme di controllo totalitario.

La prossima lezione (oggi alle ore 17 alla Camera di Commercio di Livorno) sarà sostanzialmente un dialogo a due: Leonardo Morlino, prorettore alla ricerca della Luiss e Nadia Urbinati, docente di teoria politica alla Columbia University. Morlino, nel suo “Democrazia e mutamenti”, edito dalla Luiss Universty Press, partendo dalla teoria dell’ancoraggio traccia le relazioni che si vengono a istituire tra cittadini ed istituzioni. In quale direzione possono andare? La sua idea è che vi sono soltanto due direzioni, una dal basso verso l’alto attraverso i processi di legittimazione e consenso, l’altra dall’alto verso il basso attraverso i processi di ancoraggio, in cui un ruolo chiave è svolto dai corpi intermedi (come partiti, sindacati, e in un certo senso, anche i media).

Si può comprendere meglio la metafora dell’ancoraggio se le istituzioni governative cui le persone fanno riferimento sono viste come la ‘nave’ da cui viene l’ancora: la società civile come il terreno cui le ancore sono agganciate; e la nave ha la possibilità di cambiare la sua posizione entro i limiti consentiti dalla lunghezza delle ancore, ossia dalle varie istituzioni intermedie.

La metafora dell’ancora è particolarmente efficace in quanto offre un punto di vista dinamico sulla democrazia, non come stato di cose ma come processo in continua trasformazione (ecco perché Morlino preferisce parlare di democratizzazione). Inoltre, la teoria dell’ancoraggio offre spunti di analisi di forte attualità: sull’evoluzione dei partiti politici e sui problemi della rappresentanza, sul ruolo dei media nei processi di legittimazione e consenso, sulle forme di partecipazione alternative e sui processi deliberativi. Infine, descrive in modo molto chiaro la complessità e la centralità delle relazioni tra istituzioni, corpi intermedi e cittadini, conferendo a questi ultimi il ruolo di attori protagonisti dei processi di democratizzazione.

“Democrazia sfiguarata. Il popolo fra opinione e verità” è l’ultimo libro di Nadia Urbinati. Nel libro si parla dell’evoluzione dell’idea della democrazia e per farlo l’autrice ha deciso di utilizzare l’analogia con la figura di una persona per analizzare alcuni dei modi in cui oggi la democrazia viene trasfigurata.

Il volto che la democrazia mostra oggi al mondo viene figurato in vari modi e nel libro l’autrice descrive le principali caratteristiche: dalle procedure, alle istituzioni, al foro pubblico delle opinioni. Nadia Urbinati in questo testo facendo perno sull’idea di democrazia come diarchia dei poteri (delle regole e dell’opinione), analizza lo stato della democrazia ovunque essa si declini.

Il termine “sfigurare” che Urbinati utilizza non è semplicemente descrittivo, ma implica una valutazione negativa e le deformazioni descritte rappresentano mutazioni allarmanti. La sensazione di inutilità che i cittadini possono avvertire nei confronti delle istituzioni democratiche non va letta come denuncia dell’inadeguatezza o incapacità di queste ultime di correggersi, ma come riconoscimento del fatto che preservarne le condizioni richiede una costante opera di monitoraggio e manutenzione. Lo scopo è evitare che la disuguaglianza sociale si traduca in disparità di potere politico.

La democrazia rappresentativa, si legge nel libro, è un sistema diarchico fondato sulla volontà (diritto del voto, procedure e istituzioni che regolano la formazione di decisioni volontarie o sovrane) e sull’opinione (sfera extraistituzionale delle opinioni politiche), che si influenzano e collaborano, senza mai fondersi. Questo è il volto che oggi appare sfigurato. «Tra le deformazioni – dice Urbinati – la tendenza a letture apolitiche della deliberazione pubblica (il mito del governo tecnico); la promozione di soluzioni populistiche; la spinta al plebiscito e dunque la democrazia dell’audience». E’ anche da una discussione pubblica di questi temi (alimentata anche dal blog www.lezionisullademocrazia.it) che potranno essere favorite la spinta e la voglia di partecipare al processo democratico di formazione delle decisioni pubbliche.

Il movimento elettorale ha una funzione certamente rilevante, ma non è l’unico né il più importante momento di una democrazia che si pratica anche nelle strutture associative, connesse ma anche in parte autonome rispetto ai circuiti della rappresentanza.

Donatella della Porta