Morlino e la sua “Democrazia e Mutamenti”

  • pubblicato in: Testi
  • 6 dicembre 2014

“A partire dalla Repubblica di Platone e dalla Politica di Aristotele, uno dei quesiti più ricorrenti nella ricerca politica è stato: Qual è la forma migliore di governo? Più di recente, tale quesito è stato riconsiderato e riformulato all’interno della ricerca empirica come: Qual è una buona democrazia? O, meglio, Cos’è la qualità democratica? Ma il quesito conseguente e ancora più importante è: Qual è il migliore strumento analitico per esplorare e rilevare il perfezionamento e le qualità della democrazia nei diversi paesi?”

 

Domande importanti, per riflettere e far riflettere. Adottando un approccio empirico allo studio della democrazia e dei processi che la caratterizzano,il professor Morlino nel suo ultimo libro, propone di applicare il modello Todem a diversi paesi europei e americani. Attraverso un’analisi esaustiva della letteratura, in particolare quella di matrice politica e filosofica, delle diverse origini del conetto di democrazia, delle fasi che compongono il passaggio dall’autoritarismo alla democrazia, della concettualizzazione del processo, prende in considerazion i regimi ibridi, le crisi, le transizioni, il consolidamento. Il risultato è un lavoro appassionante ed esaustivo, ricco di motivi di riflessione, nel quale viene riportato un rigoroso resoconto metodologico di come viene costruito il Todem e di come può essere applicato. Morlino propone un’analisi dei processi politici che ancora oggi influenzano la qualità delle democrazie di vecchio e nuovo corso, attraverso otto dimensioni: rule of law, accountability elettorale, accountability inter-istituzionale, competizione, partecipazione, libertà, uguaglianza e responsiveness.

 

Partendo dalla teoria dell’ancoraggio, [che aveva sviluppato per la prima volta nel 1998, in Democracy between Consolidation and Crisis (Oxford University Press; ed. it. 2008, Democrazia tra consolidamento e crisi. Il Mulino)] Morlino traccia le relazioni che si vengono a istituire  tra cittadini ed istituzioni. In quale direzione possono andare? Secondo il professore vi sono soltanto due direzioni, una dal basso verso l’alto attraverso i processi di legittimazione e consenso, l’altra dall’alto verso il basso attraverso i processi di ancoraggio, in cui un ruolo chiave è svolto dai corpi intermedi (come partiti, sindacati, e in un certo senso, anche i media).

 

“Si può comprendere meglio la metafora se le istituzioni governative cui le persone fanno riferimento sono viste come la ‘nave’ da cui viene l’ancora: la società civile come il terreno cui le ancore sono agganciate; e la nave ha la possibilità effettiva di cambiare e adattare la sua posizione entro i limiti consentiti dalla lunghezza delle ancore, ossia dalle varie istituzioni intermedie”.

 

La metafora dell’ancora è particolarmente efficace, per una serie di ragioni. Innanzitutto, offre un punto di vista dinamico sulla democrazia, non come stato di cose ma come processo in continua trasformazione (ecco perché Morlino preferisce parlare di democratizzazione). Inoltre, la teoria dell’ancoraggio offre spunti di analisi di forte attualità: sull’evoluzione dei partiti politici e sui problemi della rappresentanza, sul ruolo dei media nei processi di legittimazione e consenso, sulle forme di partecipazione alternative e sui processi deliberativi. Infine, descrive in modo molto chiaro la complessità e la centralità delle relazioni tra istituzioni, corpi intermedi e cittadini, conferendo a questi ultimi il ruolo di attori protagonisti dei processi di democratizzazione. Concepire la democrazia in quest’ottica significa ampliare lo sguardo, includendo nell’analisi anche dinamiche culturali, sociali e comunicative:

 

“Nel corso dell’ultimo decennio, abbiamo potuto vedere la presenza di un effettivo processo di apprendimento a livello di élite e di massa, che si è diffuso gradualmente a causa dei fallimenti dei regimi alternativi (…).

 

In ultima analisi, l’impulso verso il cambiamento politico viene dalla gente, che impara dai propri errori e cambia le proprie abitudini e i propri comportamenti, con tutti gli ostacoli, le distorsioni e i cambiamenti di direzione che una tale trasformazione culturale comporta”

Gli uomini preferiscono la certezza all’incertezza. Ma l’opzione per la democrazia è precisamente un’opzione per l’incertezza rispetto agli esiti di ogni elezione, di ogni voto.

Albert Hirschman

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