Lorenzo Bacci: limiti e responsabilità di un partito politico

  • pubblicato in: Agorà
  • 20 gennaio 2015

Partiti politici, territorio e sviluppo, abbiamo incontrato il sindaco di Collesalvetti e Segretario territoriale Pd, Lorenzo Bacci, per parlare di come la democrazia si concretizza oggi nella politica.

 

• Secondo te quali sono le responsabilità e i limiti di un partito politico in una situazione, come quella odierna, in cui

prevalgono logiche disintermediazione e riconfigurazione del discorso pubblico/politico?

Partendo dal presupposto che oggi le logiche di disintermediazione e riconfigurazione del discorso pubblico passano per lo più dai social network, non vedo come questo possa causare problemi a un partito, o come questi possa sentirsi minacciato. Si tratta di saper sfruttare nuovi strumenti di comunicazione per saper indirizzare un messaggio. Attraverso twitter e facebook, account che gestisco personalmente, vedo come è possibile entrare in contatto con le persone e rispondere ad uno a uno, promuovendo un rapporto di fiducia e trasparenza. Tuttavia non nego che ci sia il pericolo di un’eccessiva semplificazione di alcune tematiche, prendiamo il campo delle riforme ad esempio, dove i messaggi che passano sono per lo più mediati da spot elettorali, posizioni personali, e rischiano di non essere esaustivi e corretti rispetto al tema proposto. Si crea una filiera funzionale mediatica in cui l’input di riforma viene percepito come sconvolgente, soprattutto tenendo conto che negli ultimi vent’anni siamo stati praticamente immobile su quel piano. Occorre quindi saper canalizzare le proposte pervenute in termini concreti, sapendo far convergere le energie positive che ci sono in un partito ad uno scopo ben preciso. Uno degli esempi virtuosi che possiamo citare è il libro bianco, ovvero uno di quei documenti che nell’Unione Europea contengono proposte di azione comunitaria in un settore specifico. La politica in questo momento deve saper essere più presente tra la gente e per farlo è indispensabile che utilizzi strumenti innovativi senza lasciarsi spaventare anche dalla disinformazione che vi si trova, ma impiegarle per incanalare la discussione in forum tematici da cui possano nascere idee concrete.

 

• Nel 2015 è ancora possibile parlare di una vocazione pedagogica, di un perno culturale del partito politico nella vita del cittadino? E come è possibile riconquistare la sua fiducia nella politica e nei suoi organismi?

Il partito deve avere senza dubbio un ruolo formativo, ma da interpretarsi in una prospettiva di cooperazione, per cui deve essere il primo uditore delle istanze che provengono dal territorio. Bisogna riscoprire il vero significato della parola educazione, che certamente non ha niente a che fare con il metodo induttivo, piuttosto si tratta di saper far emergere proposte e idee. Partecipazione è la parola chiave a cui si accompagna l’educazione. La Leopolda da questo punto di vista ha proposto un nuovo paradigma attraverso cui leggere il partito, mettere in discussione un sistema consolidato per fare posto alla base. I tavoli di lavoro devono produrre risultati concreti, i cittadini devono sentirsi protagonisti, sapere che cosa succede nel momento in cui succedere, vedi ad esempio l’Accordo su Livorno.

 

•Tutto questo come si traduce nella situazione delicatissima che sta vivendo il Partito Democratico a Livorno?

A Livorno, in generale, si deve uscire da quella logica che ha sancito la sconfitta del partito democratico decretando la vittoria dei cinque stelle che, da quanto posso vedere, non rappresentano la discontinuità che la città stava cercando nella politica, continuando con la vecchia linea intrapresa dalle amministrazioni precedenti,.Quella di poter pensare di fare a meno delle realtà limitrofe per rilanciare l’economia locale, senza un piano condiviso con gli altri comuni della costa e dell’interno (Esempi? Piano regolatore del porto e Accordo su Livorno, per fare due esempi) . Questa amministrazione non può neanche pensare alla Regione come ad un supermercato dove recarsi per prendere finanziamenti e contributi per coprire falle senza che ci sia un progetto di sviluppo del territorio condiviso. Il Pd, davanti a questo scenario, deve saper dare il proprio contributo per aiutare la città a cogliere le opportunità che davvero le vengono offerte. Livorno può davvero diventare il primo porto della toscana, un porto aperto sul mare del mondo, per farlo ha bisogno di abbandonare le logiche dei particolarismi e incontrare altri enti. Il Partito Democratico allo stesso modo non deve aver paura di guardare oltre, aprirsi alla cittadinanza, a nuove idee, nuove forze.

Il movimento elettorale ha una funzione certamente rilevante, ma non è l’unico né il più importante momento di una democrazia che si pratica anche nelle strutture associative, connesse ma anche in parte autonome rispetto ai circuiti della rappresentanza.

Donatella della Porta

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