A tu per tu con Marco Almagisti

In attesa della lezione di venerdì 23 gennaio, una chiacchierata a tu per tu con Marco Almagisti. Antipartitismo, politica, capitale sociale, sono questi alcuni temi che verranno poi approfonditi venerdì pomeriggio:

 

• Come e in che modo Tangentopoli ha influito nella crisi del sistema politico della Prima Repubblica?

L’Italia è l’unico caso di una democrazia consolidata nel quale un intero sistema di partiti è spazzato via – e con esso evaporano le culture politiche e financo i nomi dei partiti fondatori della Repubblica. Al posto dei tradizionali partiti nascono neoformazioni con caratteristiche diverse: anche un partito “proprietario” emanazione diretta di un impero finanziario e mediatico è una novità nelle democrazie occidentali. In tutto ciò, Tangentopoli corrisponde anche a livello simbolico all’apertura della transizione dalla “Repubblica dei partiti” ad un nuovo assetto, ma la crisi dei partiti tradizionali viene da lontano, dagli anni Settanta almeno. Eccellenti mezzi per ancorare il nostro Paese alla democrazia, non sono poi riusciti ad adattarsi al cambiamento della società.
• Come si è sviluppato l’antipartitismo in Italia?
Anche per effetto di Tangentopoli, la parola “partito” diventa quasi impronunciabile negli anni Novanta e le neoformazioni si guardano bene dall’utilizzarla (Lega Nord, Forza Italia, persino i DS a un certo punto perdono la “P”). Eppure, le origini dell’antipartitismo in Italia sono antiche. Le élite liberali fautrici del Risorgimento tendono a diffidare sia delle associazioni sia dei partiti radicati nella società, poiché entrambe queste forme organizzative nascono oltre i confini certi del sistema politico e rischiano di assumere tratti antisistema. Non a caso saranno forze in origine extraparlamentare a originare i primi partiti di massa (socialisti e popolari). La classe dirigente che viene dalla Resistenza punta molto sui partiti e il sentimento extrapartitico resta presente soprattutto nella destra, che tende ad identificare il sistema dei partiti con il “partito per eccellenza”, ossia il PCI. In seguito, forme di critica verso i partiti si diffonderanno anche a sinistra, sia nel filone liberale sia nel Partito radicale. Dopo la crisi degli anni Settanta (e la morte di Moro) la critica ai partiti dalla periferia del sistema politico arriva al centro. Non dimentichiamoci che con Cossiga abbiamo un Capo dello Stato “picconatore”, ossia che contesta radicalmente il sistema che lo ha espresso.
• Cosa si intende per capitale sociale?
Il capitale sociale è una metafora che allude alla fiducia, alle norme che regolano la convivenza, alle reti di associazionismo civico e al potenziale di mobilitazione che consente a tanti “io” di potersi trasformare in un “noi”. Storicamente, in Italia, le vicende di queste reti collettive incrociavano le vie della politica, con una reciproca opera di irrobustimento. La rottura di queste connessioni fra capitale sociale e politica è una delle ragioni principali dell’attuale disaffezione democratica nel nostro Paese.

Gli uomini preferiscono la certezza all’incertezza. Ma l’opzione per la democrazia è precisamente un’opzione per l’incertezza rispetto agli esiti di ogni elezione, di ogni voto.

Albert Hirschman

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