Intervento del Movimento Cinque e Cinque sulla lezione di Almagisti

  • pubblicato in: Agorà
  • 20 febbraio 2015

Di seguito pubblichiamo l’intervento del Movimento Cinque e Cinque relativo alla lezione sulla democrazia che ha visto ospite Marco Almagisti. E invitiamo chiunque voglia, a dare il proprio contributo scrivendo sul blog.

 

È ORA DI TENTARE LA SORTE

Nell’incontro dello scorso 23 gennaio, il professor Almagisti ha cercato di rispondere alla domanda: “La Democrazia può fare a meno dei partiti?” Purtroppo, come praticamente sempre accade quando si parla di Democrazia, lo si fa dando per scontato che quella elettiva conosciuta negli ultimi due secoli sia L’UNICA forma esistente (e possibile) di democrazia. Così non è.

Bernard Manin, in “Principi del governo rappresentativo”, ci informa che “dall’Atene antica a Montesquieu, da Aristotele a Rousseau, nessuno ha mai considerato le elezioni strumento democratico per eccellenza. La migliore espressione della democrazia è stata vista, semmai, nell’estrazione a sorte, garanzia di rigorosa uguaglianza. Per converso, esiste un’irriducibile componente aristocratica nel governo rappresentativo dei moderni, in origine ritenuto sostanzialmente diverso dalla democrazia.”
Bertrand Russell, in “Storia della filosofia occidentale”, aggiunge: “Aristotele dice che eleggere i magistrati è un modo di procedere oligarchico, mentre è democratico tirarli a sorte.”

E, in un’intervista al Corriere della Sera, lo storico belga David Van Reybrouck, autore di “Contro le elezioni”, argomenta: “Abbiamo sopravvalutato le elezioni, considerandole una sorta di sinonimo della democrazia. Siamo tutti diventati dei fondamentalisti delle elezioni e abbiamo perso di vista la democrazia. Siamo alle prese con la democrazia da circa 3 mila anni, ma lo strumento delle elezioni lo usiamo da soli 250. Le elezioni sono state inventate, dopo le rivoluzioni americana e francese, non certo per fare avanzare la democrazia, ma semmai per arrestare e controllare i suoi progressi. Il voto ha permesso di sostituire a un’aristocrazia ereditaria una nuova aristocrazia elettiva. Se le elezioni un tempo erano in grado di stimolare la democrazia, ora provocano problemi giganteschi. La nostra democrazia ottocentesca non è più adatta ai tempi».

Anche per Yves Sintomer, che insegna Sociologia e Scienze Politiche all’Università di Parigi-VIII, la democrazia elettiva ha fatto il suo tempo. Su L’Humanité, ha dichiarato: “La mondializzazione ha ridotto il ruolo degli Stati-nazione. Parlare oggi di sovranità non ha più senso, e se ogni ritorno al passato è illusorio, la prospettiva di una democrazia transnazionale degna di questo nome resta assai lontana. I modelli paternalisti fondati su una delega cieca ai professionisti della politica vengono messi in questione. Nella società della conoscenza e dei social network, non è più credibile pensare che un qualsiasi attore possa da solo incarnare l’interesse generale. Il governo rappresentativo ha finito per attribuire il potere sostanziale a una élite, un’aristocrazia eletta ma che si autoriproduce ampiamente, e viene reclutata all’interno di ristrette cerchie sociali.

Oggi, le cose si muovono velocemente e un tema come l’estrazione a sorte dei rappresentanti ha ormai un’eco che, se pur resta minoritaria, certamente non è più marginale. Reintrodurre in larga scala l’estrazione a sorte in politica sarebbe un’altra via percorribile. Anche l’idea delle comunità rappresentata da Wikipedia, implica un modo nuovo di prendere decisioni. Tanto per fare un esempio, abbiamo ereditato dalle monarchie l’abitudine ad avere un presidente della Repubblica (o di una associazione!), un sindaco, un segretario generale. Perché non arrivare a una concezione collegiale della rappresentanza?”

Alla luce di riflessioni di questo tipo, alla domanda del professor Almagisti possiamo rispondere: “Sì, la Democrazia può fare a meno dei partiti.” Simone Weil, nel suo “Manifesto per la soppressione dei partiti politici”, sosteneva già più di sessant’anni fa che “non abbiamo mai conosciuto nulla che assomigli, neppure da lontano, a una democrazia. Nella cosa a cui attribuiamo questo nome, in nessun caso il popolo ha l’occasione o i mezzi per esprimere un parere su alcun problema della vita pubblica.” E sostiene la necessità di sopprimere i partiti politici, che chiama, svelandone la matrice, “piccole chiese profane armate della minaccia della scomunica.”

È a partire da considerazioni di questo genere che l’associazione Cinque e Cinque ha partorito il “Progetto Bulé”, un tentativo di far nascere in Italia – e non solo – un movimento d’opinione per il passaggio dall’attuale pseudo democrazia elettiva, che crea solo oligarchie partitiche, a una democrazia basata sull’estrazione a sorte dei rappresentanti.

Maggiori informazioni su http://nuovabule.blogspot.it/, o scaricando a questa pagina l’opuscolo illustrato in formato pdf: http://nuovabule.blogspot.it/p/progetto-bule.html
Permetteteci di chiudere questa lunga riflessione con un sorriso, riportando un aforisma del grande Mark Twain: “Se votare facesse qualche differenza, non ce lo lascerebbero fare”.

Gli uomini preferiscono la certezza all’incertezza. Ma l’opzione per la democrazia è precisamente un’opzione per l’incertezza rispetto agli esiti di ogni elezione, di ogni voto.

Albert Hirschman

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