Quattro chiacchiere con Giovanni Moro

In attesa della lezione di martedì 17 febbraio, Giovanni Moro risponde ad alcune nostre domande: cittadinanza attiva, corpi intermedi, bene comune, partecipazione e qualità della democrazia. Questi temi verranno poi ripresi e approfonditi nel corso del dibattito di martedì pomeriggio che si svolgerà alle 17 presso la Camera di Commercio di Livorno.

 

Che rapporto c’è tra la cittadinanza attiva e i corpi intermedi tradizionali? Ed è auspicabile un rapporto?
Se intendiamo per cittadinanza attiva non il sogno di un cittadino modello ma la realtà di 100.000 organizzazioni che in Italia si occupano di tutela di diritti, cura di beni comuni e sostegno a soggetti in difficoltà, il problema è che queste organizzazioni operano nelle politiche (policy), non nella politica (politics). Questo rende il rapporto con i cosiddetti corpi intermedi molto esile. La democrazia non è più un sistema in cui tutti gli input finiscono nel sistema politico formale.

 

Che significato dare all’espressione “bene comune”?
Proprio non saprei. Mi sembra più chiaro, pertinente e utile riferirsi all’interesse generale come prevede la nostra Costituzione. L’interesse generale non è un’invenzione di filosofi, ma nasce dalla vita della comunità politica come frutto del dibattito pubblico e della lotta politica e civica. Casi come quello della violenza contro le donne riconosciuta come reato contro la persona o dell’acqua pubblica ne sono buoni esempi.

 

Cittadinanza attiva e nuove istanze di partecipazione: che rapporto possono avere con la crescita di qualità della democrazia?
L’attivismo organizzato dei cittadini può aggiungere una necessaria dimensione civica alla qualità della democrazia. Ad esempio ridefinendo il territorio della democrazia non più in chiave nazionale; costruendo nuove relazioni di rappresentanza (è il caso delle disabilità); affermando nuovi diritti; politicizzando le politiche pubbliche; dando forma alla cittadinanza comune dopo il tramonto delle grandi culture popolari; resistendo alla dittatura delle maggioranze e al dominio delle minoranze. Non è poco.

Gli uomini preferiscono la certezza all’incertezza. Ma l’opzione per la democrazia è precisamente un’opzione per l’incertezza rispetto agli esiti di ogni elezione, di ogni voto.

Albert Hirschman

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