Cannito: “La mia partecipazione alla politica da cittadino attivo”

Di seguito pubblichiamo l’intervento di Marco Cannito, presidente del Gruppo Consiliare Città Diversa, relativo alla quarta lezione sulla democrazia che ha visto ospite Giovanni Moro. E invitiamo chiunque voglia, a dare il proprio contributo scrivendo sul blog.

Un’esperienza di cittadinanza-attiva
di Marco Cannito

La mia partecipazione alla politica da cittadino attivo nasce all’inizio degli Anni Novanta, prima a Roma (dove ho cominciato a conoscere e apprezzare Giovanni Moro) e poi anche a Livorno, quando ancora a livello nazionale l’organizzazione civica Cittadinanzattiva si chiamava MFD e a Livorno il Tribunale Diritti del Malato si era denominato Comitato per i diritti e i doveri del malato.
Devo subito dire che questa mia esperienza in Cittadinanzattiva, che ancora oggi continua pur in forme diverse e senza assunzione di cariche, peraltro sempre gratuite, dato il mio attuale impegno come lista civica Città Diversa, ha contribuito ulteriormente alla mia formazione che veniva da giovane dall’associazionismo del volontario locale e internazionale.

Il Movimento che oggi è Cittadinanzattiva è cresciuto enormemente in sè e come influenza civica. Tanto che oso affermare che ha avuto un’importanza determinante rispetto al dato di fatto che negli ultimi anni è cresciuta in modo generalizzato la consapevolezza che, oltre ai cittadini come individui o come reti informali, le realtà che operano nella vita pubblica non possono evitare di mettersi in relazione con i cittadini organizzati, in quanto soggetti di condizionare, in positivo o anche in negativo, lo sviluppo di tali organizzazioni. Ad esempio, nelle pubbliche amministrazioni, la consultazione delle organizzazioni civiche da parte delle amministrazioni stesse è diventata una prassi consolidata o almeno un’esigenza condivisa, in Europa come nei Paesi nazionali.

Alcuni autori parlano ormai di modelli di New Governance per cui, se prima l’azione pubblica consisteva nella erogazione diretta di beni o servizi da parte delle burocrazie pubbliche, ora la maggior parte dei nuovi strumenti sono indiretti e si basano sull’attività di un gran numero di “terze parti”, private, pubbliche o non profit, che spesso garantiscono migliore qualità e personalizzazione negli interventi.
Per quanto riguarda le imprese private, sottolineo che la stessa definizione della responsabilità sociale dell’impresa ha al suo centro l’idea di instaurare un nuovo rapporto, di interazione, collaborazione e verifica con le organizzazioni che esprimono punti di vista ed esigenze della comunità come il consumerismo rappresentato anche da Cittadinanzattiva con la quale vi sono frequenti interlocuzioni a livello nazionale internazionale, anche come antidoto ai troppi scandali imprenditoriali.

A chi pensa che tutto si risolva in riunioni e in patrocini o finanziamenti per iniziative, ricordo di seguito solo alcuni tra i tanti casi tratti dalla mia esperienza in Cittadinanzattiva, come federazione di reti civiche.
° Le prime indagini sullo stato del servizio pubbico sanitario e sulla giustizia italiana con la partecipazione diretta dei cittadini furono effettuate dall’MFD- Cittadinanzattiva.
° A seguito di una raccolta di informazioni realizzata dai cittadini, da cui emergevano disfunzioni, bassa qualità e scarsa attenzione per gli utenti, l’ente Poste italiane (di cui oggi tanto si discute) definì un nuovo modello di ufficio postale che venne trattato con le organizzazioni civiche, da esse collaudato e modificato sulla base delle loro indicazioni.
° La definizione degli indirizzi sulle Carte dei servizi (in sanità come in altri settori) avvenne con la partecipazione di organizzazioni civiche di vario tipo e tra i vari contenuti si stabilì che tali organizzazioni venissero coinvolte anche nella definizione e nella verifica degli standard delle singole carte.
° Il passaggio alla moneta unica europea venne preceduto da un programma di informazioni di prossimità, nel quale la Commissione europea coinvolse le organizzazioni civiche di vari Paesi come responsabili di tale operazione, che coinvolse milgiaia diinformatori e centinania di migliaia di persone a rischio di esclusione. Programma fatto anche di controlli che, se non fosse stato abbandonato colpevolmente dal Governo italiano, probabilmente non avrebbe portato ad un aumento generalizzato e sproprzionato dei prezzi dei prodotti.
° A seguito di un grave caso di corruzione che riguardò gli informatori scientifici della Pfizer, i cittadini impegnarono l’azienda farmaceutica a definire un nuovo codice di condotta dei propri venditori (che contiene norme più restrittive di quelle legali), coinvolgendo in questo processo anche di verifica successivale le organizzazioni di tutela dei malati e i medici di famiglia.
° D’accordo con alcune Banche, Cittadinanzattiva operò una revisione dei contratti degli istituti bancari, proponendo cambiamenti (in buona parte accettati) volti ad aumentare la semplicità e la comprensibilità, nonchè l’equità e i meccanismi di tutela dei clienti.
° Insieme a Cittadinanzattiva, Unicoop sperimentò il coinvolgimento degli stakeholder nella definizione, nella messa in opera, nel monitoraggio e nella valutazione dei propri programmi di responsabilità sociale (Piano sociale partecipato), a cominciare dalla progettazione dei nuovi supermercati, dalla formazione dei nuovi assunti e dalla garanzia della sicurezza degli alimenti dei prodotti freschi.

Ritengo che si possa conclusivamente affermare che uno dei ruoli principali delle realtà della cittadinanza attiva è proprio quello di essere partecipazione e stakeholder, cioè portatori di interesse o di influenza verso le istituzioni pubbliche e i soggetti privati. Una questione, insomma e da tempo, decisamente all’ordine del giorno.

Gli uomini preferiscono la certezza all’incertezza. Ma l’opzione per la democrazia è precisamente un’opzione per l’incertezza rispetto agli esiti di ogni elezione, di ogni voto.

Albert Hirschman

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