A tu per tu con Emiliana De Blasio

In attesa della lezione di giovedì 26 marzo, Emiliana De Blasio risponde ad alcune nostre domande. Questi argomenti verranno poi ripresi e approfonditi nel corso del dibattito alla Camera di Commercio di Livorno giovedì pomeriggio.

Il potere, nella prospettiva biopolitica di Foucault, è anche controllo del corpo e dei corpi. Per questo forse il movimento delle donne ha dedicato tanta attenzione al corpo e alla sua liberazione?

Il corpo ha rappresentato un luogo di scontro e la sua normalizzazione una sorta di processo a un tempo omologante e anestetizzante. Il corpo “legittimato” ha espulso tutto ciò che è deviazione dalla norma ideologicamente imposta. In quest’ottica, tutto ciò che è “diverso” può essere demonizzato e marginalizzato. La legittimità del corpo, in altre parole, rappresenta la legittimazione delle persone e delle loro posizioni sociali. Una democrazia che parta dalla sua capacità di fornire risposte a bisogni e aspettative dei soggetti, una democrazia, cioè, che parta dalla responsiveness non può non considerare il corpo (da quello dell’atleta a quello sofferente del malato) come una sfida e un’opportunità.

Rosi Braidotti parla di nomadismo. Tu ritieni che il soggetto nomade sia una possibilità nel quadro della crescita della qualità della democrazia?

Il soggetto nomade, nella prospettiva di Rosi Braidotti, consente di comprendere le trasformazioni del mondo e, in particolare, le dimensioni costitutive del capitalismo biogenetico o cognitivo che ha come principale obiettivo la commercializzazione di tutto ciò che vive. In altre parole, il nomadismo rappresenta uno strumento per comprendere la realtà, una specie di griglia etica che ci orienta nel mercato della mercificazione capitalistica dell’umano.
C’è però anche una dimensione più “politica” nell’idea di soggetto nomade: esso, infatti, può essere usato come strumento culturale di resistenza alle identità “costruite” (e spesso solo frutto di narrazioni ideologiche) che hanno accompagnato la rinascita degli ultranazionalismi.
L’idea di soggetto nomade, in pratica, risponde alla tentazione di rinchiudersi nel proprio mondo e, al tempo stesso, diventa uno strumento integrativo davanti alle grandi trasformazioni sociali nel tempo della globalizzazione.

Tu ti occupi anche di democrazia digitale e sicuramente ne parleremo a Livorno. Ma, ti chiediamo, che funzione può avere il cosiddetto “Internet delle cose” anche nella prospettiva della democrazia paritaria?

L’Internet delle cose apre una nuova prospettiva sociale; trasforma la rete da strumento a cornice sociale e, di fatto, la comunicazione da variabile interveniente a paradigma culturale. Le tecnologie diventano abilitanti e quindi potrebbero favorire anche le potenzialità della democrazia digitale che, in effetti, può a sua volta rappresentare uno strumento di empowerment per i cittadini; a patto che non ci si limiti a considerarne le sole potenzialità tecnologiche. Il suo valore aggiunto, infatti, è rappresentato dalla dimensione deliberativo-partecipativa: ma perché questa si affermi le tecnologie, pur importanti, non bastano.

Il movimento elettorale ha una funzione certamente rilevante, ma non è l’unico né il più importante momento di una democrazia che si pratica anche nelle strutture associative, connesse ma anche in parte autonome rispetto ai circuiti della rappresentanza.

Donatella della Porta

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