Democrazia e movimenti sociali. Quattro chiacchiere con Donatella della Porta

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  • 28 maggio 2015

In attesa dell’incontro con Donatella della Porta che si terrà giovedì 28 maggio alla Camera di Commercio (ore 17.30), proponiamo un’anticipazione dei concetti che verranno tratti dalla docente nel corso della settima “Lezione sulla democrazia”:

Si parla di “Post democrazia(Colin Crouch), di Controdemocrazia(Pierre Rosanvallon), di Democrazia del pubblico(Bernard Manin): pur nella diversità di questi concetti, quali sono i processi di cambiamento più significativi che la democrazia sta conoscendo?

Molti contributi recenti sulla democrazia mensionano un paradosso: mentre cresce il numero di paesi democratici nel mondo, si riduce la soddisfazione dei cittadini per le performances delle “democrazie realmente esistenti”. Anzi, alcuni studiosi hanno sottolineato che le terza ondata di democratizzazione rischia di sfociare in guerre economiche e conflitti armati. Sicuramente, le ricerche sulle qualità democratiche hanno rilevato la “bassa qualità” di molti regimi democratici. Al livello nazionale, l’accountability democratica elettorale è limitata da riduzione dei tassi di partecipazione (conseguenza di generale disaffezione) oltre che la tendenza verso la commercializzazione della sfera pubblica e personalizzazione nella competizione elettorale. Il declino di membri, attivisti e “elettori identificati” e fedeli è stato visto come segnale di una perdita di capacità identificante dei partiti, e quindi della loro capacità di mediare tra istituzioni e società. Lo spostamento di decisioni verso il livello internazionale accresce i problemi di legittimazione di istituzioni, non solo non responsabili dal punto di vista istituzionale ma anche molto poco trasparenti nel loro modo di funzionare . Soprattutto , vari studiosi hanno parlato di declino dello stato, collegandolo ad una globalizzazione governata dalla ‘mano visibile’ di grandi corporazioni multinazionali. Infatti, una sfida addizionale viene dalle trasformazioni nelle politiche economiche, cioè nella concezioni e pratiche relative a quello che gli stati possono e devono fare in termini di interventi sui mercati). In questo senso, la globalizzazione economica nella versione neoliberista sfida una concezione di democrazia come produttrice di diritti positivi che è profondamente radicata nelle scienze sociali.

Quali sono le esperienze di democrazia deliberativa e partecipativa che più hanno influenzato i processi decisionali della democrazia rappresentativa?

Nella riflessione scientifica e non solo, la democrazia è stata sempre più caratterizzata secondo due principali dimensioni: presenza di diritti politici e accountability elettorale dei governanti. Questa definizione “minimalista” è però normativamente contestata e empiricamente parziale. Se questa definizione si presenta, oggi, come dominante, tuttavia, si contrappongono ad essa visioni di democrazia diverse (associativa, organizzata, diretta, partecipativa, deliberativa, etc.). Molte ricerche empiriche e riflessioni teoriche hanno infatti suggerito che la crisi della democrazia liberale è accompagnata dallo sviluppo di altre concezioni e pratiche di democrazia. Esempi di queste riflessioni su un revival della democrazia (o almeno una democrazia rinnovata) si trovano nelle diverse branche delle scienze politiche, normative ed empiriche. Nella teoria politica, la riflessione si è infatti orientata sulla compresenza di diverse concezioni e modelli di democrazia che, seppure con diverse vicissitudini nel corso del tempo, sono sempre sopravvissuti e si sono adattati ai tempi nuovi. La democrazia rappresentativa è solo una di essi. Nella evoluzione delle “democrazie reali” questo ha significato che, accanto alle istituzioni che garantiscono accountability elettorale, c’è un circuito di sorveglianza (o vigilanza) ancorato all’esterno delle istituzioni dello stato. Se nella evoluzione storica del discorso sulle democrazia reale la accountability elettorale è stata privilegiata, oggi le sfide alla democrazia procedurale riportano l’attenzione sugli strumenti di controllo esterno sui governanti, di permanente contestazione del potere che Rosanvallon definisce come controdemocrazia: questa specifica modalità d’azione è un aspetto fondamentale del processo politico. Questo termine è utile a sottolineare la presenza di concezioni diverse (e elementi diversi) di democrazia.

Nei movimenti sociali emergono le tematiche della giustizia sociale: ci sono forti valori, ma deboli e anche confuse ideologie. E’ possibile, in una società “liquida”, fortemente segnata dalle nuove tecnologie della comunicazione, ricostruire una politica capace di delineare identità collettive?

Le esperienze recenti, con l’emergere di nuovi e forti partiti a sinistra testimoniano della possibilità di inventare nuove forme di democrazia, centrate su concetti di giustizia sociale e di partecipazione. Se, nel linguaggio di Rosanvallon, le difficoltà della democrazia rappresentativa rendono oltremodo attuale il (buon) funzionamento delle istituzioni della contro-democrazia, in modo simile sono (emerse e riemerse) concezioni che bilanciano i principi della democrazia rappresentativa con quelli della democrazia diretta, ma anche di quella partecipativa, e della democrazia maggioritaria con quelle della democrazia costituzionale, ma anche deliberativa.

Il movimento elettorale ha una funzione certamente rilevante, ma non è l’unico né il più importante momento di una democrazia che si pratica anche nelle strutture associative, connesse ma anche in parte autonome rispetto ai circuiti della rappresentanza.

Donatella della Porta

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