Oskian: “La prossimità tenta di introdurre nuove forme di partecipazione popolare”

Ecco un riassunto dei concetti più importanti espressi da Giulia Oskian, nel corso della sesta lezione alla Camera di Commercio dal titolo: “La democrazia di prossimità: esperimenti di cittadinanza democratica”. Oskian è una giovane ricercatrice di filosofia della Scuola Normale Superiore di Pisa ed è autrice del libro “Tocqueville e le basi giuridiche della democrazia”, edito da Il Mulino.

Il concetto di prossimità nell’ambito della discussione sulla democrazia è emerso all’inizio degli anni ‘60-‘70 nei movimenti giovanili americani come alternativa alla democrazia parlamentare e alla rappresentanza democratica. Ed è riemersa negli anni duemila in Europa, come valore che si aggiunge al valore della rappresentanza democratica e la completa.
La prossimità è un bene politico che lega istituzioni e società civile, tentando di rispondere a un problema della politica: come collegare i movimenti spontanei della società alle istituzioni. Il concetto di prossimità indica sia una vicinanza geografica, cioè una politica vicina ai cittadini geograficamente, ma in particolare indica due varianti fondamentali: quella dell’interazione e dell’intervento popolare.
La prossimità è un possibile tentativo di introdurre nuove forme di partecipazione popolare e di cittadinanza attiva che si occupino di questioni pubbliche con un potere decisionale. Una istituzione gode del tipo di legittimità di prossimità se coinvolge i cittadini in modo adeguato, se mette a disposizione uno strumento di partecipazione, il cui esito è aperto. Una delle sfide che la democrazia di prossimità si pone è di coinvolgere quei cittadini che prima erano solo individui ed elettori. Su questa base troviamo due aperture tra istituzioni e cittadini:
- una prima chiamata top down (dall’alto al basso) apertura delle istituzioni a un certo tipo di trasparenza cioè le istituzioni devono giustificare le loro politiche e lo scambio di informazioni;
- una seconda chiamata up down (dal basso verso l’alto) le istituzioni accolgono l’iniziativa cittadina e la incoraggiano (è questo l’aspetto fondamentale della democrazia di prossimità).

Un esempio concreto di democrazia di prossimità arriva da Parigi (studiato direttamente da Giulia Oskian) qui, ogni cittadino francese paga una tassa dedicata allo sviluppo della capitale. Il governo francese ha deciso di aprirsi ai cittadini sperimentando il progetto di un bilancio partecipativo messo in atto da Al Gore. Consiste in una consultazione popolare che da una parte consiste in un appello fatto ai cittadini per presentare progetti per il miglioramento della città, successivamente sottoposti al voto popolare di tutti i domiciliati a Parigi con il fine di spendere quella parte del bilancio. L’aspetto interessante deriva dal fatto che possono partecipare tutti coloro che sono domiciliati da almeno 6 mesi a Parigi. Il progetto del bilancio partecipativo ha suscitato alcune critiche: il primo deriva dal fatto che solo il 5% del bilancio viene rivolto al progetto, una cifra molto esigua che non può intervenire su fattori importanti come il trasporto, l’educazione; la seconda riguarda la mancanza di competenze dei cittadini che sono chiamati a decidere.

In conclusione, sul modello di Parigi, si può dire che la democrazia di prossimità trasforma il concetto di cittadinanza: perché trasforma gli individui concepiti come cittadini, per esempio, vengono aboliti i limiti di età della partecipazione. Si ha quindi un’estensione della cittadinanza democratica e anche una ridefinizione del rapporto tra cittadini e rappresentanti.

Gli uomini preferiscono la certezza all’incertezza. Ma l’opzione per la democrazia è precisamente un’opzione per l’incertezza rispetto agli esiti di ogni elezione, di ogni voto.

Albert Hirschman

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